{"id":1521,"date":"2021-05-17T15:21:59","date_gmt":"2021-05-17T13:21:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nuova-asav.it\/?p=1521"},"modified":"2021-05-17T15:21:59","modified_gmt":"2021-05-17T13:21:59","slug":"compositi-nano-e-microibridi-la-loro-performance-clinica-dipende-dalla-temperatura-e-dal-tempo-di-fotopolimerizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nuova-asav.it\/it\/compositi-nano-e-microibridi-la-loro-performance-clinica-dipende-dalla-temperatura-e-dal-tempo-di-fotopolimerizzazione\/","title":{"rendered":"Compositi nano e microibridi.  La loro performance clinica dipende dalla temperatura e dal tempo di fotopolimerizzazione"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<p class=\"western\">Una ricostruzione eseguita con\u00a0<b>materiali compositi<\/b>\u00a0oltre ad avere un\u00a0<b>valore estetico<\/b>\u00a0deve anche garantire una certa\u00a0<b>durata<\/b>\u00a0. La performance clinica di questi materiali estetici \u00e8 strettamente legata al grado di conversione del monomero dopo la fotopolimerizzazione. I parametri che influenzano il\u00a0<b>grado di<\/b>\u00a0<b>polimerizzazione<\/b>\u00a0delle resine composite sono i seguenti:<\/p>\n<p class=\"western\">&#8211; La composizione del materiale,<\/p>\n<p class=\"western\">&#8211; La tinta e traslucenza,<\/p>\n<p class=\"western\">&#8211; Le caratteristiche dell&#8217;unit\u00e0 di fotopolimerizzazione (LCU) utilizzata,<\/p>\n<p class=\"western\">&#8211; la distanza tra la punta fotopolimerizzante e la superficie del restauro,<\/p>\n<p class=\"western\">&#8211; la durata della fotopolimerizzazione<\/p>\n<p class=\"western\">&#8211; la temperatura del composito<\/p>\n<p class=\"western\"><a name=\"_GoBack\"><\/a>Un metodo utile per valutare indirettamente il grado di polimerizzazione dei compositi \u00e8 la misurazione della\u00a0<b>microdurezza superficiale<\/b>\u00a0[Erickson RL et al. Dent Mater. 2014] . Nello specifico la normativa ISO 4049: 2000 dice che per raggiungere il grado accettabile di polimerizzazione delle resine composite la polimerizzazione deve soddisfare almeno un grado di 80% di percentuale in microdurezza fino a 2 mm di profondit\u00e0. Da diversi anni si dibatte in letteratura su come si possa fare per aumentare il pi\u00f9 possibile il grado di monomero convertito dopo fotopolimerizzazione. Gi\u00e0 nel 2005 Daronch et al., avevano rilevato che preriscaldando icompositi a 60\u00b0 C il grado di conversione dei monomeri aumentava da 31,6 % al 67,3%, quindi del doppio, tanto che gli autori proponevano anche di poter ridurre il tempo di polimerizzazione del 75% preriscaldando i compositi. Park nel 1996 aveva dimostrato che con l&#8217;aumento della temperatura del materiale si riduce la viscosit\u00e0 e le catene polimeriche reagiscono in misura maggiore, causando una reazione di polimerizzazione pi\u00f9 completa e migliore. L&#8217;aumento del grado di polimerizzazione dei compositi pu\u00f2 portare anche ad un migliore adattamento alle pareti della cavit\u00e0 interna, con migliori propriet\u00e0 meccaniche quali la resistenza all&#8217;usura. Un recente studio pubblicato sul\u00a0<b>Journal of Conservative Dentistry<\/b>\u00a0di aprile 2015 conferma che anche per i compositi nanoibridi e microibridi di ultima generazione vale la precedente affermazione. Gli autori di questo studio hanno utilizzato due diversi tipi di compositi per determinare se le caratteristiche delle particelle di riempimento influenzano le variabili dei risultati di tempo di polimerizzazione e temperatura del materiale . Le resine composite utilizzate in questo studio sono state un composito microibrido Filtek Z250 (3M ESPE) e un composito nanoibrido Grandio (Voco) , entrambi di colore A2.I compositi sono stati testati a tre differenti temperature; temperatura ambiente (23\u00baC), temperatura corporea (37 \u00b0 C), e la temperatura di preriscaldamento (55 \u00b0 C). I campioni dopo essere stati riscaldati sono stati zeppati immediatamente in stampi preformati di teflon cilindrici ( di 6 mm di diametro e 2 mm di profondit\u00e0).<br \/>\nSuccessivamente sono passati alla fase di polimerizzazione, secondo tre diversi\u00a0<b>tempi di polimerizzazione\u00a0<\/b>(10, 20, e 40 sec) con una lampada Quartz-Tungsten-Halogen (QTH) LCU (Elipar 2500, 3M ESPE, St. Paul, MN, USA). Cinque campioni sono stati preparati per ciascuna combinazione di parametri (composito polimerizzazione tempo-temperatura) risultante in 18 gruppi e un totale di 90 campioni.<br \/>\nGli autori hanno quindi eseguito le misurazioni della microdurezza sia dalla superficie superiore che da quella inferiore dei campioni con un test di microdurezza Vickers (HMV-2000, Shimadzu, Tokyo, Giappone). I risultati ottenuti sono stati i seguenti:<\/p>\n<p class=\"western\">Il valore di microdurezza superficiale Vickers (VHN) pi\u00f9 alto \u00e8 stato ottenuto nei campioni preriscaldati a 55\u00baC e fotopolimerizzati per 40sec (Filtek Z250: 81.1 +o-\u00a04.0 VHN e Grandio: 79.2 +o-\u00a03.7 VHN), mentre i valori pi\u00f9 bassi di microdurezza hanno riguardato i campioni a temperatura ambiente polimerizzati per 10 secondi (Filtek Z250: 24.7\u00a0+o- 2.9 VHN e Grandio: 30.4\u00a0+o- 1.7 VHN). Il tipo di particelle riempitive dei materiali compositi invece non sembra influenzare la microdurezza superficiale.<\/p>\n<p class=\"western\"><b>La durata di un restauro in composito \u00e8 legata al grado di conversione del monomero\u00a0che si ottiene dopo la fotopolimerizzazione che si misura in microdurezza superficiale. Per una ottima performance clinica delle ricostruzioni in composito la letteratura consiglia di preriscaldare il materiale e provvedere a un tempo di polimerizzazione di 40 secondi.<\/b><\/p>\n<p class=\"western\"><b>A cura di: Lara Figini<\/b><\/p>\n<p class=\"western\">\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una ricostruzione eseguita con\u00a0materiali compositi\u00a0oltre ad avere un\u00a0valore estetico\u00a0deve anche garantire una certa\u00a0durata\u00a0. La performance clinica di questi materiali estetici \u00e8 strettamente legata al grado di conversione del monomero dopo la fotopolimerizzazione. 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